01 agosto 2026 · Categoria: Shopping e consapevolezza · Tempo di lettura: 3-4 minuti
Non lasciare che sia una lettera cucita dentro un vestito a raccontarti chi sei.
A quello, ci pensi già tu.
Qualche giorno fa mi è successa una cosa che, probabilmente, è capitata anche a te.
Sono entrata in un negozio con l'idea di concedermi un capo nuovo.
Ho visto una jumpsuit di Zara che mi piaceva tantissimo.
L'ho presa in taglia M.
Negli ultimi mesi mi capita di sentirmi un po' diversa rispetto al passato. Per anni ho acquistato quasi sempre XS o S, quindi quella M mi sembrava già un piccolo compromesso con me stessa.
Sono entrata in camerino e lì è iniziato il dialogo che tante donne conoscono fin troppo bene.
"Forse sono ingrassata."
"Mi sta tirando."
"Mi sento enorme."
La jumpsuit era corta sul cavallo, mi stringeva sul busto, perfino sul costato, una zona dove sono sempre stata molto asciutta.
Sono uscita dal camerino con quella sensazione fastidiosa che conosciamo bene: quella di essere improvvisamente diventate "sbagliate".
Poi ho continuato il mio pomeriggio.
Sono entrata da Rinascimento e ho visto un abito in jersey a portafoglio.
Bellissimo.
Lì, però, è successo qualcosa che mi ha fatto riflettere.
Per paura che la S mi stesse stretta — dopo quello che era appena successo — ho preso sia una S (mia taglia abituale) che una M.
Ho iniziato provando ad indossare la S che a occhio mi sembrava adatta e... Era grande!
Talmente grande che la commessa mi ha portato una XS.
Ed era quella giusta.
Tra Zara e Rinascimento erano passati forse venti minuti.
Il mio corpo era identico, io ero identica.
L'unica cosa che era cambiata era un'etichetta cucita dentro un vestito.
Perché basta leggere una M invece di una S per sentirsi improvvisamente meno belle, meno in forma, inadeguate, come se quella lettera avesse il potere di descrivere il nostro valore.
Ma non è così.
Ogni azienda costruisce i propri, ogni brand veste in modo diverso e spesso e volentieri anche capi diversi dello stesso brand vestono in maniera differente.
Ci sono marchi che calzano piccoli, altri che vestono grandi, addirittura alcuni brand prediligono vestibilità adatte a fisicità piuttosto che altre.
Eppure noi continuiamo a fare sempre lo stesso errore: pensiamo che sia il nostro corpo a non andare bene, quando, molto spesso, è semplicemente il capo a non essere costruito per noi.
L'obiettivo non dovrebbe essere entrare in una S o una XS.
L'obiettivo dovrebbe essere indossare un capo che ti faccia sentire bene.
Che segua il tuo corpo, ti rappresenti e ti permetta di muoverti e di sentirti a tuo agio nella tua quotidianità.
Se per farlo serve una XS, una M o una XL non cambia assolutamente nulla.
Il nostro corpo merita di essere ascoltato prima di essere etichettato.
E forse dovremmo iniziare a farlo un po' più spesso.
A presto,
Silvia